Emanuel Carnevali: Il poeta nero della Giovinezza

Per il mio ultimo trasferimento ho deciso di portarmi dietro Rimbaud e Carnevali. C’è un filo che collega questi due maledetti. Oggi voglio soffermarmi su Carnevali, scrivere finalmente qualcosa sul poeta nero e gettare una manciata d’amore nel suo cuore malato.

Nella poesia ricerco autenticità e inquietudine. Il poeta deve essere autentico e inquieto, perfettamente bilanciato nel vortice poetico della ricerca di vie d’uscita. Poeta in fuga. Come Rimbaud, come Carnevali.

​Questo articolo non vuole documentare la vita di Emanuel Carnevali, ma cercare di invogliare altri alla lettura di un dimenticato per sbaglio.

Per la sua biografia rimando al suo romanzo autobiografico “Il primo Dio” pubblicato da D Editore, una Casa Editrice con tutte le maiuscole.

Spia l’amore, lo cattura e comincia ad intagliarlo con pietosa crudeltà. Urla agli uccelli di lasciarlo in pace e piange la loro dipartita tra le braccia della sua stanza ammobiliata. Cammina tutta New York, insulta tutti gli amici e ama ogni Giovinezza.

Vorrei mi capitasse più spesso di ritrovarmi a fissare il soffitto con un libro sul petto e con la meraviglia di aver trovato un simile. Carnevali è un simile, così simile che ho pianto e non me ne vergogno.

Si è scollato l’Italia di dosso per andare in America a cercare sogni, stanze ammobiliate e lavoro pagato in pezzi di pane. Ha trovato una nuova lingua, l’inglese è diventata la sua prima scelta e ne ha fatto un dialetto italiano. Il suo periodo nero.

Di Emanuel Carnevali è bella la lotta costante tra sapersi dio e peccatore. Lui sa di questa lotta, ne è cosciente fino in fondo e salta da una parte all’altra per istinto di sopravvivenza ed estetica.
​Si sentiva a casa in questa lotta, ricercava cose magnifiche e putride. Per questo amava New York, per questo ha fatto sue le stanze ammobiliate e le dune dell’Indiana.

Mistico, parla con parole magiche come se danzasse intorno ad un falò. La sua prosa è allucinante, sconvolge per davvero. Uno sciamano pronto a far del male pur di mostrare la verità.

Questa verità che teneva ben stretta nel pugno è l’arma che userà contro il grande cadavere della folla per seppellirlo e gridare un enorme addio.

Funeral March

The great corpse
Is the crowd.

A whole day
It takes to bury it.

In the morning
They begin;

Not at night,
For they are afraid.

I’m here for…
Oh, to wail a great goodbye.

Grazia Cassetta


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