A rotolare giù dal terzo piano di Via Pignetti fu il vaso di fiori gialli della signora Maria, divinatrice molto amata in paese e rimasta da poco vedova.
Bisogna sapere che ogni divinatrice, presto o tardi, si lascia affascinare dalla necromanzia e dalla scossa elettrica provocata dall’interazione con l’altra dimensione. È così potente che i capelli lisci di Maria si animano come sollevati da una folata di vento, lasciandola tremante e crespa per tutta la giornata.
Non vide né sentì nessuno, come svariate volte prima di questa. Ebbe l’impulso di provarci una seconda volta, ma lo sforzo fu così grande che a malapena riuscì a tenersi in piedi. Dal balcone divampava un sole asfissiante.
«Maria», si sentì chiamare da una voce familiare. «Maria, esci.»
Guardò il marciapiede dal balcone con aria solenne, com’era solita fare quando i clienti la chiamavano a gran voce per farsi consigliare e farsi aprire la porta. Non vide nessuno.
«Chi è?» guardandosi intorno, ancora nessuno alzava gli occhi per incontrare i suoi. La strada era deserta. Poggiata al parapetto guardò al cielo maledicendo ragazzini e furfanti.
«Mi evochi e poi guardi il cielo, che la peste ti porti. Sono qui giù.»
La pianta del Tarassaco, chiamata anche Dente di Leone da chi di divinazione ne sa poco, ondeggiava nel sole asfissiante per conto proprio, senza l’aiuto del vento.
«Alla fine hai deciso di rispondere alla mia chiamata. Non posso dire sia un piacere risentirti. Anzi, ti dirò di più, ti ho chiamato per darti fastidio.»
Il Tarassaco, sembrò a Maria, assunse un’aria di sfida che poco si addice ad un fiorellino d’estate. Ma che, a dirla tutta, si addice a quell’erbaccia perenne che era il suo defunto marito Antonio.
«Al diavolo te, la tua divinazione e la tua sete di vendetta. Sono morto, donna, mi hai fatto fuori. E la fai sembrare una cosa volontaria, questa. Mi hai intrappolato. Non avrei mai risposto a una tua chiamata per nessun motivo al mondo. Ora dimmi cosa vuoi e facciamola finita una volta per tutte. Vorrei, se posso, godermi la mia vacanza lontano da te e dalle tue fesserie.»
«Le mie fesserie, bada bene, sono state quelle che hanno messo il pane in tavola tutti questi anni. Tu invece te ne stavi seduto come fossi un vegetale. Ironia della sorte, ora guardati.»
«Ma certo, hanno messo in tavola il pane avvelenato che mi hai fatto mangiare. Con tutte le disgrazie che porti con questo mestiere da quattro soldi mi sento quasi fortunato ad essere morto come sono morto. Tu invece, e te lo dice uno intrappolato tra due dimensioni, soffrirai una fine peggiore.»
Maria prese a svuotare l’annaffiatoio stracolmo d’acqua nel vaso di pietra del Tarassaco e i suoi fiori ondeggiarono con furia crescente. Maria non tollerava le mancanze di rispetto e questo Antonio lo sapeva bene, ma aveva la faccia tosta di provocarla come se fosse dotato di gambe per sfuggirle. Doveva ammetterlo, le piaceva e l’aveva sposato proprio per questo motivo.
«È stato il tuo stile di vita a ucciderti, io non mi sarei mai abbassata a tanto. Sono una donna moderna e se avessi voluto liberarmi di te, mi sarebbe bastata una parolina con il voivoda. Di certo non spreco il veleno su chi si avvelena da solo. Bevi un po’ d’acqua, ti vedo disidratato.»
«In nome dei nostri centoventi anni di matrimonio, taci e falla finita. Cosa dovrei dirti? Vuoi sapere il motivo delle mie scappatelle, dei debiti? Vuoi forse sapere il segreto della vita? Non lo so, donna, i morti non sanno niente.»
Centoventi anni di matrimonio e altri diciotto di fidanzamento, Maria e Antonio erano forse la coppia di divinatori più longeva al mondo. Dopo i primi settantaquattro anni i rapporti stagnarono, risvegliando la noia e la sete di divertimenti. Antonio abbandonò la divinazione e prese a stregare personalità importanti per portarsele a letto e diventare famoso per osmosi. Maria, dal canto suo, si lasciava andare a pozioni allucinogene e lunghi viaggi oltremare.
«Voglio sapere se mi hai mai amata.»
«Ah. Stacca un fiorellino e mettitelo tra capelli, allora. E lasciami andare.»
«Non posso.»
«Vai all’inferno, Maria.»
A schiantarsi sul marciapiede di Via Pignetti fu il vaso di Denti di Leone della signora Maria, distrutta dal dolore per la prematura scomparsa del caro Antonio.
Grazia Cassetta
Foto: “Grandma and grandpa pose with a light leak” di simpleinsomnia


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