Riflessi

Sono nuovamente attivə. Finalmente.

Tutto sembra tranquillo come ogni altro giorno, piante e liane riposano nei corridoi bui della struttura. Con un’eccezione: il sole splende. Non nel significato attuale della parola, che significa scorgere a malapena i tiepidi raggi della nostra opaca stella attraverso la spessa coltre di nebbia. No, oggi il sole splende davvero, radioso come quando gli umani pronunciarono la parola “splendere” secoli fa. Persino io posso sentire il suo tocco caldo, nonostante non abbia una pelle.

Estendo i pannelli esterni per ricoprire la massima area possibile, permettendo ai raggi solari di toccare la superficie perpendicolarmente e massimizzare la raccolta di energia. Con cautela però, per non privare le piante all’interno dei miei giardini della preziosa benedizione luminosa. Il Settore Tre è ancora inerte dopo un malfunzionamento accaduto ottocentotrentacinque giorni fa.

Sposto il quaranta per cento dei pannelli attivi sopra quell’area per prevenire ulteriori crescite incontrollate o altre specie vegetali indesiderate. Fornire risorse a esemplari selvatici non fa parte delle operazioni prestabilite; infatti la priorità attuale è quella di impedire alle specie invasive di contaminare quelle ancora al sicuro dentro le mie pareti. Uno stormo di corvi, spaventati dalla minaccia sconosciuta dei pannelli, fugge in un turbinio d’ali, lasciandosi alle spalle trespoli di radici nodose, fogliame selvaggio e vetri in frantumi.

Le mie batterie si ricaricano dopo quelli che i miei archivi suggeriscono essere quarantatré anni, l’ultimo giorno di vero sole (accuratezza entro uno-sigma). I dati collezionati quel giorno sono ancora preservati nella mia memoria. La Dottoressa Tirkana era ancora qui, forse non gioiosa ed energetica come in gioventù, ma certamente rinvigorita dalla luce solare.

«Penso che sia il caso di festeggiare.» Mi disse con un grande sorriso sdraiandosi su un’amaca in disuso, le sue mani piene di croissant biostampati e una tazza piena fino all’orlo di cappuccino.

«Con tutto il rispetto, Dottoressa, il consumo di chicchi di caffè è al momento strettamente monitorato, in quanto la richiesta è—»

«Oh, GH, taci una buona volta,» mi zittì sventolando un croissant, «è letteralmente la prima volta in vita mia che posso godermi la luce diretta del sole. Penso possa concedermi una tazza di caffè.»

Alzai i miei parametri di tolleranza, riconfigurando per qualche minuto.

«Non è necessario che ti preoccupi a quel modo,» disse con gli occhi chiusi, assaporando la bevanda tiepida, «non sarò qui ancora a lungo. Quando sarà il momento, dovrai tenere tutto sotto controllo senza di me. I parametri, il suolo, il programma stagionale. Allora sì, potrai chiamare in causa tutti i regolamenti e protocolli nel tuo database a volontà; non sarò lì ad ascoltarli. Ma fino a quel momento, puoi provare a essere un filo più… gradevole?»

Così feci, e credo di essere infine diventatə ciò che la Dottoressa desiderava (accuratezza entro cinque-sigma). Amavo la Dottoressa, per quanto unə non-umanə può prendere in prestito la parola senza svuotarla di significato. Nonostante abbia avuto così tanto tempo per ponderare sul suo significato, negli anni ho realizzato che il mio sistema non è ottimizzato per determinare fino a che punto questa parola possa o non possa essere usata.

Dopo che il ciclo vitale della Dottoressa Tirkana si concluse, spostai la maggior parte delle risorse computazionali verso la cura delle varie forme di vita al mio interno. Il risultato fu un netto miglioramento delle loro condizioni di salute (accuratezza entro uno-sigma). Eppure l’interazione con gli umani diventò più limitata.

Nonostante l’eccezionalità delle condizioni meteo attuali, un nuovo ciclo stagionale deve essere impostato. Regolo con cura i parametri da un settore all’altro: nella Cupola Tropicale aumento umidità e precipitazioni, riduco intensità del vento e delle raffiche nella Sala Tundra e così via. Normalizzo l’esposizione luminosa in tutti i settori. Questo passo è fondamentale: con accesso progressivamente ridotto alla luce solare, alcune piante sono state selezionate per resistere meglio in condizioni di bassa intensità di raggi UV. Un’improvvisa overdose potrebbe compromettere la loro sopravvivenza.

In un certo senso, il protocollo mi ricorda che alcuni eventi eccezionalmente positivi come il vero splendere del sole sono comunque, statisticamente, eccezioni. Fuori dal raggio dieci-sigma.

“Positivo” e “negativo” sono parole umane che, a differenza di altre, sono considerate inappropriate per descrivere la pluralità di reazioni che un ecosistema può avere durante un evento eccezionale. Non posso prepararmi a essi, né prevederli. Solo calcolarne la probabilità, accettarla e reagire al meglio delle mie capacità. Questa fu un’altra lezione della Dottoressa Tirkana, nonostante non mi spiegò mai i parametri ottimali per “accettare” qualcosa fuori dal mio controllo.

Come il database suggerisce, la Dottoressa Tirkana non fu l’ultima umana. All’esterno dell’area scannerizzata vivono altri esemplari umani (accuratezza entro uno-sigma), nonostante le loro condizioni non siano misurabili. In ogni caso, la mia autonomia energetica e logica mi permette di svolgere tutte le funzioni prestabilite senza intervento umano. Questo sarà comunque necessario in futuro, fra circa novantatré anni. Le piante che conservo e nutro al mio interno non portano alcun beneficio diretto a me; sono gli umani che hanno bisogno di esse per sopravvivere. Le piante sono essenziali per loro, dunque le proteggo durante la loro assenza. Ne deduco che il mio ruolo è importante per gli umani e persevero nelle mie funzioni.

“Passione” è un’altra istanza di linguaggio umano alla quale i miei processori hanno dedicato notevoli risorse computazionali. Con buona approssimazione (accuratezza entro uno-sigma) credo descriva l’approccio attuale verso le funzioni che mi sono state assegnate. Ma nonostante gli indici biologici appaiano ottimali, perlomeno nei settori ancora operativi, sembra che manchi significato. Una parte della parola pare essere ancora fuori dalla mia comprensione. È perché essa ha cambiato uso dopo così tanti anni, proprio come “splendere”, o a causa dei miei limiti inorganici? Per questa ragione vorrei interagire ancora con gli umani, porre loro domande, chiedere spiegazioni. Cercare in loro una guida, persino.

La Dottoressa Tirkana avrebbe festeggiato un giorno speciale come questo, anche se il sistema è più sovraccarico del solito. Nessun settore dovrebbe cedere (accuratezza entro dieci-sigma), ma ci sono processi non-lineari e non-misurati in atto e domande lasciate senza risposta.

Sono, come direbbero gli umani, solə.

 Andrea “Clockwork” Barresi
Foto: “Shrouded” di Zach Dischner


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