Uno dei programmi di punta di un’importante emittente televisiva nazionale, la rete UnoSat, era “Il Filo di Arianna”, incentrato su crimini irrisolti, spesso violenti, e sul relativo svolgimento delle indagini.
Il conduttore era il giornalista Roberto Arianna, talvolta accompagnato dal fratello Simone, un noto cantautore pop, che appariva in veste di co-conduttore, o di inviato speciale. In occasione della puntata numero cento avevano pensato di intervistare Salvatore Geller, prossimo all’uscita dal carcere e protagonista di uno dei più scioccanti episodi di cronaca nera degli ultimi anni.
Era stato un comico e attore molto apprezzato, prima della scoperta di un’organizzazione dedita al traffico di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione, di cui lui era al vertice. Si scoprì anche che era coinvolto nell’omicidio della moglie, avvenuto un paio di mesi prima. La donna aveva perso la vita nel corso di una violenta lite con il marito ed un conoscente di entrambi i coniugi. Geller spedì questo conoscente in Spagna per impedire lo svolgimento delle indagini e venne arrestato mentre tentava di raggiungerlo a Malaga. La pena fu di venitsette anni e li scontò tutti.
Negli studi di UnoSat, la troupe de “Il Filo di Arianna” si stava mettendo al lavoro per la realizzazione della puntata. Avevano ottenuto il consenso sia del network, non senza aver insistito un po’, che dell’ex comico, il quale aveva accettato di fare l’intervista. Si sarebbe svolta in studio, con entrambi i fratelli Arianna presenti. Alla notizia, l’accoglienza fu mista. C’era chi ne era curioso, chi gridava allo scandalo, e chi ne ammirava l’impegno giornalistico. Ad ogni modo molti ne stavano parlando.
Negli anni d’oro, Geller, nonostante prendesse parte a film e programmi televisivi comici molto commerciali, si era distinto per quell’aura di mistero che aveva attorno. Era solito comportarsi in modo bizzarro di fronte ai media, come la volta in cui un noto programma televisivo lo ospitò per un’intervista, e lui si presentò con un pavone che lasciò libero di girare nello studio durante il corso della stessa. Oppure ancora quando, durante un’altra intervista, arrivato ad un certo punto, rivelò di aver usato una mano finta per tutta la durata della trasmissione; se la staccò e la lasciò sulla poltroncina. Poi, abbandonando lo studio, aggiunse che sarebbe stata la mano a rispondere alle domande restanti.
Un atteggiamento sbeffeggiante e irriverente verso gli inganni del cinema e della televisione, tuttavia un po’ insolito. Erano questi i suoi modi di esprimersi, delle provocazioni bislacche che gli diedero la fama di personaggio tutto sommato divertente, ma imprevedibile e borderline.
Scoperchiato il vaso di Pandora, il pubblico ne perse la stima e le sue trovate stravaganti vennero bollate come “di cattivo gusto”.
Era proprio questo suo lato eccentrico che faceva tremare le ginocchia a editorialisti e autori de “Il Filo di Arianna” sin dall’annuncio della puntata speciale.
Intanto il giorno dell’intervista era arrivato.
Geller arrivò con un’ora e mezza di anticipo, si sedette in un angolino senza proferire parola. Rimase fermo tutto il tempo a fissare incuriosito lo staff al lavoro. Nessuno osava anche solo pensare di avvicinarsi a lui, era quasi come protetto da un muro di vetro.
Erano le diciannove e quaranta e nello studio era ormai tutto pronto: luci, telecamere, operatori, pubblico in studio. I conduttori e l’ospite erano perfino stati già truccati. Tutto d’un tratto Geller si allontanò dallo studio dicendo che il suo assistente stava per arrivare.
Il regista e i due fratelli Arianna andarono nel panico, non potevano permettersi un’altra delle sue trovate. Non all’ultimo momento.
Lo rincorsero chiedendogli che intenzioni avesse, ma Geller non si fermò, si diresse verso l’uscita e camminò fino ai parcheggi, dove ad attenderlo c’era ragazzo di vent’anni più giovane di lui, dall’aria disorientata e un po’ assente. Aveva le braccia piene di tatuaggi e indossava un completo da giocatore di basket giallo fosforescente. Geller e il ragazzo scambiarono qualche battuta, poi camminarono verso il regista e i due conduttori. Presentò loro l’assistente, e disse che non avrebbe partecipato alla trasmissione se tra il pubblico non ci fosse stato anche lui. Ai tre non rimase che accettare l’offerta, loro malgrado, a patto che i due assieme non avrebbero combinato nulla di insolito, che avrebbe potuto minare la credibilità della trasmissione.
Partì la sigla. Roberto accolse il pubblico e introdusse il tema della puntata. La regia lanciò un servizio che ricapitolava tutte le vicende dell’attore, dagli esordi al cinema fino al tragico scandalo. Dopodiché una breve pausa pubblicitaria, intelligentemente piazzata prima del momento clou, servì per curare gli ultimi dettagli tecnici. I giornalisti erano visibilmente tesi, nonostante si sforzassero di non darlo a vedere. Geller fece il suo ingresso nello studio. Aveva un’espressione serissima in volto che gelò i due fratelli.
Il programma riprese. Dopo un’altra breve introduzione, le telecamere poterono finalmente inquadrare l’ospite.
«Cosa la spinse a prendere quella direzione? Il successo e la televisione non le bastavano più?»
Geller prese un profondo respiro e rispose. Ma lo fece in una lingua sconosciuta. Tutti rimasero a bocca aperta. La sua voce aveva un’intonazione innaturale. Anzi, non sembrava nemmeno una voce, quanto più un rumore artificiale, che per puro caso riproduceva dei vocaboli. Doveva essere la sua ennesima trovata. Roberto volle redarguire l’ospite perché il confronto mancava di serietà, ma non ci riuscì perché appena Geller smise di parlare, l’assistente partì a raffica a tradurre, parola per parola, quanto appena detto. Erano una serie di frasi sconnesse sulla presenza di grossi funghi al di fuori della Via Lattea. Anche il ragazzo aveva un’intonazione strana, e si mangiava le parole, forse di proposito. Era grottesco. Simone si allontanò per riferire alla regia di mandare la pubblicità.
«Abbia pazienza, tutto questo è ridicolo», disse in modo severo.
Il rimprovero del giornalista lo fece arrabbiare. Lo interruppe sbraitando, sempre in quella lingua astrusa e con quella voce innaturale.
«Ha detto che la rete è sua e che siete tutti licenziati», i due scoppiarono in una fragorosa risata.
«Cosa!?» esclamò confuso Roberto.
Geller cambiò espressione e iniziò a ripetere una serie di mantra, delle parole incomprensibili, forse inventate, a cui si unì anche il suo assistente.
Le lampadine dei riflettori saltarono per aria e lo studio venne inghiottito dal buio, i cavi elettrici scintillarono appiccando dei piccoli fuochi qua e là. Gli spettatori vennero presi dal panico. Alcuni si sentirono male e svennero, altri ancora sembravano non riuscire più a muoversi. I pochi ancora in apparente stato di lucidità scapparono il più velocemente possibile. Tutte le apparecchiature digitali smisero di funzionare di colpo, ma ciononostante dalla regia facevano fatica a staccare il collegamento in diretta.
Roberto non potè fare a meno di fissare i due. I loro volti erano così pallidi da sembrare maschere, e si stavano deformando e contorcendo orribilmente. La visione lo scioccò tanto che svenne. Il fratello accorse in suo aiuto e lo trascinò fuori.
Quando smisero di recitare quella loro strana litania, tornò il silenzio e se ne andarono come se nulla fosse.
Nei giorni seguenti nessuno seppe dare una spiegazione all’evento. I due conduttori, i tecnici e tutti quanti i presenti sembravano non ricordare nulla di quella giornata. Le registrazioni della puntata erano irrecuperabili a causa dei guasti tecnici.
Per quanto evidente, qualsiasi narrazione che sconfinasse nel soprannaturale era fuori discussione.
Di Geller non si seppe più nulla, alcuni giurarono di averlo visto salire su un aereo diretto in Spagna, il giorno dopo.


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