Tardi

"Alma de Rock [explored!]" di emiliokuffer sotto CC BY-SA 2.0.

Il padre di Sandra aprì la porta del garage, diede un’occhiata e fece le solite raccomandazioni: «Cercate di fare poco casino, che poi gli altri condomini me li becco io. E non lasciate il solito porcaio».

Cristina e Sandra annuirono, e quando lui finalmente se ne andò, lasciando le chiavi alla figlia, richiusero la porta. Le birre calde in un angolo, vicino a un vecchio mixer collegato alle casse su un tavolino di recupero, al centro l’asta con il microfono, e, appoggiata al muro, nella sua custodia, la chitarra di Cristina: in quei pochi metri quadri c’era tutto ciò di cui avevano bisogno.

Iniziarono a provare. Quel pomeriggio Cristina, più che suonare, sembrava percuotere le corde, ripercorrendo gli arpeggi senza quasi riconoscerli. Sandra si fermò e ricominciò innumerevoli volte, cercando con voce incerta di starle dietro. 

«Cos’hai oggi?», chiese, dopo una buona mezz’ora.

«Niente, è che qui dentro fa sempre un freddo della miseria, non mi si scaldano le dita», provò a giustificarsi Cristina.

L’indomani avrebbe lasciato la città. E i pomeriggi fatti di mozziconi nel portacenere e tappi di birra per terra, gli stessi pezzi provati per ore, la vescica svuotata contro il muro al fondo dei garage con la paura che arrivasse qualcuno, e il loro sogno di sfondare nel mondo della musica indie. Era trascorso più di un mese da quando, a cena, i suoi le avevano comunicato che si sarebbero trasferiti. A nulla erano serviti i pianti, i digiuni, e il rifiuto di parlare: ormai la decisione era presa. E lei non era ancora riuscita a dirlo a Sandra.

Schiuse le labbra, poi chinò la testa verso il manico della chitarra. Quando le dita si sciolsero, la voce di Sandra si fece alta e sicura. Cristina guardò l’amica: Sandra era l’unica capace di ascoltarla davvero, con lei poteva essere scontrosa, o triste, senza bisogno di fingere. E quel garage, con la sua sporcizia e le vecchie casse gracchianti, era quanto di meglio fosse riuscita a costruire insieme a un’altra persona. Il rifugio per ogni giorno imperfetto. Senza ascoltare i testi delle canzoni, Cristina chiuse gli occhi e cercò di imprimersi nella mente la voce della sua unica amica. Quel timbro era il suono di tutto ciò che avrebbe perso.

Andarono avanti per ore, fumando sigarette e bevendo birre grandi dalla bottiglia tra una pausa e l’altra, senza rendersi conto, nella luce artificiale del garage, che fuori si era fatto buio. Poi, Cristina guardò l’orologio.

«È tardi. Devo andare», disse.

«Non possiamo provare ancora un po’?».

«No», rispose. E aggiunse: «Ti spiace se mi porto via la chitarra?».

«Nessun problema», disse Sandra. 

Spensero il mixer, riavvolsero i cavi, diedero la solita spazzata accumulando la sporcizia in un angolo, poi spensero le luci, chiusero la porta e uscirono dal caseggiato, Cristina con la custodia sulle spalle e Sandra avvolta nei suoi mille strati di vestiti. Il freddo le accompagnò lungo la strada fino alla fermata, mentre camminavano a testa bassa senza nemmeno una parola su come fossero andate le prove, cosa ci fosse da migliorare, quali canzoni invece fossero andate bene.

Fu Sandra, davanti alla palina, a rompere il silenzio: «Comunque, secondo me è una grande occasione».

«Cosa?».

«Come cosa? Suonare al concerto della scuola. Ne abbiamo parlato l’altro pomeriggio, ma non mi hai ancora detto cosa ne pensi».

«È una grande occasione», rispose Cristina.

All’arrivo del bus, Cristina prese la testa dell’amica fra le mani e la baciò delicatamente sulla bocca, la stessa bocca che tante volte aveva guardato cantare mentre muoveva a memoria le dita sulle corde. Fu un bacio leggero, dolce, durò giusto il tempo che le porte si aprissero e la obbligassero a salire. Poi, tra lo sbigottimento di Sandra, Cristina montò sul bus che l’avrebbe portata a casa, dove ad attenderla c’era la sua vita impacchettata, pronta a partire. Le porte si richiusero e lei si girò verso il finestrino, in direzione dell’amica. E mentre il bus partiva, ebbe l’impressione che Sandra stesse dicendo qualcosa che la condensa sul vetro le impediva di capire.

Barbara Rendina
Foto: “Alma de Rock [explored!]” di emiliokuffer is licensed under CC BY-SA 2.0.


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