George Llewelyn Davies, il ragazzo perduto adorato da James Barrie: ovvero un altro Peter Pan

George in the Eton cricket XI, 1912
Il maggiore dei fratelli Llewelyn Davies – ispiratori di Peter Pan – dall’“isola che non c’è” alle trincee della Grande Guerra.

L’ombra di Peter Pan

L’innocenza non poteva durare: presto o tardi sarebbe scivolata nel burrone delle cose perdute. Un bottino di sogni e fantasie infantili da racimolare, ad ogni costo, come un tesoro. Sempre in fuga verso un mondo che non esisteva più, eppure era sempre lì, davanti agli occhi di tutti: una grande storia da romanzo, non già una splendida messinscena. Infine, noi, spettatori d’ogni età, pronti a cadere vittime del migliore illusionista della letteratura.
Quando, nel 1921, D. H. Lawrence espresse la sua sentenza, lo stigma di una maledizione si abbatté sul nome del reo: «James Barrie ha un tocco fatale per coloro che ama. Muoiono tutti». Così l’autore di Sons and Lovers commentava la serie di lutti sofferti dal padre creatore di Peter Pan, costretto a piangere la scomparsa dei personaggi reali incarnati nelle sue pagine.

Annoverato fra i nomi di punta dell’età edoardiana, il baronetto Sir James Matthew Barrie aveva lasciato nella voce del suo eroe «che non voleva crescere» un’eco destinata a imprimersi nell’immaginario collettivo, prestando il suo spirito al nuovo “secolo dei giovani”, che molti fanciulli recise dentro falci mortifere. Ma se la fiaba trascende il tempo – restando dominio del genio e dell’immaginazione pura – i suoi scheletri giacciono nella realtà; sono storia d’uomini.
Come ha notato Francesca Frigerio sul legame tra l’opera di Barrie e il contesto in cui vide luce:

Barrie filtra con grande abilità le voci letterarie più varie […] riuscendo a creare un’atmosfera che è però tutta edoardiana nella sua nostalgia per un’età dell’uomo – storica, mitica e familiare — in cui il mondo appare ancora come un luogo sicuro, una grande nursery dove l’Inghilterra poteva ancora giocare a fare il sovrano del paese dei balocchi. […] Solo la guerra sarebbe riuscita a metter fine ai sogni di semplicità e innocenza di Peter, ucciso sui campi di battaglia come la generazione di giovani che erano accorsi ad applaudire le sue imprese nei teatri londinesi. Alla prima del 1904 era presente anche Rupert Brooke, entusiasta alla fine della rappresentazione, un decennio prima che la guerra fermasse per sempre la sua vita, con tragica nemesi, alla fase della giovinezza. Sarebbero sopravvissuti i suoi versi, così come il testo di Barrie…1

I Cinque

Modelli dei fratelli Darling e dei Bimbi sperduti del «paese che non c’è» furono, per Barrie, i pargoli dell’avvocato londinese Arthur Llewelyn Davies (ex docente all’Eton College) e della figlia d’arte Sylvia du Maurier (suo padre era il popolare illustratore e romanziere George du Maurier). 

Nel loro albero genealogico, i cinque bambini – in ordine di nascita, sono George, John (‘Jack’), Peter, Michael e Nicholas (ribattezzati da Barrie coi numeri 1, 2, 3, 4, 5) – condividono l’alto status con la fantasmatica Daphne du Maurier, futura autrice di Rebecca e cugina di primo grado. 

Immersi nel bel mondo della Londra d’anteguerra, “i Cinque” crescono, precoci, tra gli eleganti quartieri di Paddington e Notting Hill, abituati a stare al cospetto di ospiti illustri e impegnati in nobili passatempi, tra tenute di campagna e ricevimenti nei più importanti salotti mondani dell’epoca.  

Il sodalizio che avrebbe sancito la fama di tutta la famiglia cominciò nel 1897, durante una passeggiata dei tre ragazzini (George, Jack e il neonato Peter) – accuditi dalla tata Mary Hodgson – nei magici giardini di Kensington. Lì ebbe luogo il colpo di fulmine del famoso scrittore scozzese, a spasso col suo docile San Bernardo di nome Porthos. La scintilla diede abbrivio, com’è noto, all’indimenticabile ciclo di storie: dalla pièce sul cartellone del Duke of York nel 1904 ai romanzi L’uccellino bianco o Avventure nei Giardini di Kensington del 1902 (dove fa la sua prima apparizione un selvaggio Pan), Peter Pan nei Giardini di Kensington (1906) e Peter e Wendy (1911).

Felice dei loro giochi, sempre in bilico tra sogno e realtà, Barrie si intratteneva nel tempo libero coi giovani figli dei Davies fino a stringere con questi un legame particolare, come se si trattasse di un rapporto tra pari. Celebre è il resoconto di una vacanza in loro compagnia, raccontata nella storia dei Boy Castaways of Black Lake Island (Piccoli naufraghi di Black Island, 1901), una raccolta di memorie della mitica gita fuori porta, presentata ironicamente come un’opera scritta da Peter (il numero 3, in quei giorni ancora lattante): quando Barrie aveva invitato i bambini a stare con lui nel cottage di Farnham, nel Surrey, si erano divertiti tra infaticabili battute di pesca e avventure all’aperto, fingendo di essere pirati o naufraghi su un’immaginaria isola deserta. Delle due copie stampate privatamente, una fu data in dono al padre (che la smarrì in un rocambolesco viaggio in treno) e l’altra rientra nel posseduto dell’autore.

In seguito alla morte di entrambi i genitori (prima Arthur che lottò invano contro un sarcoma alla guancia, poi l’amata Silvia allettata da un tumore inoperabile tre anni dopo), Barrie si incaricò di prendere sotto la sua tutela la nidiata Davies, in co-custodia con gli zii. 

La storia dei fratelli Davies, scomparsi uno ad uno nel volgere di mezzo secolo, è altrettanto tragica: George venne risucchiato nelle trincee del fronte occidentale; Michael, dopo una promettente carriera al Christ Church College di Oxford (fu ammirato perfino dal circolo di Bloomsbury), annegò in circostanze misteriose insieme al compagno (e probabile amante) Rupert Buxton. A quel punto, il peso del passato gravò tutto sulle spalle di Peter. Reduce di una mirabile carriera militare, negli anni Quaranta diventò editore e si diede da fare per stendere le proprie memorie famigliari, raccolte in The Morgue (L’obitorio, 1950), in cui traccia la storia dei Llewelyn Davies ab origine, slegandola in tal modo dalla figura di Barrie per lasciarla in eredità al più giovane Nico. Nel 1960, oppresso dall’associazione col nome del personaggio eponimo e consunto dall’alcolismo, in cui era caduto dopo la morte dei tre fratelli (l’indomito Jack era scomparso l’anno prima per un tumore ai polmoni), il sessantenne Peter decise di togliersi la vita gettandosi sotto un treno in corsa nella metropolitana di Londra.

Malgrado alcuni biografi abbiano insistito – in maniera eccessiva – sull’aspetto morboso del carattere di Barrie (le ombre del genio celavano forse istinti pedofili?), ad allontanare le illazioni pederastiche fu l’ultimo dei fratelli, Nico, in una testimonianza che toglie ogni dubbio circa l’asessualità (benché tormentata) dell’eterno bambino: “Allo zio Barrie non si agitava il sottobosco per nessuno: uomo, donna, bambino o cane che fosse”.

D’altra parte, rimane pur certo che l’anziano scrittore – oltre a fornire un supporto costante, affettivo e materiale, ai piccoli orfani – è stato una figura centrale nella vita dei ragazzi. Nondimeno, durante il loro processo di crescita, questi ultimi reagirono – ciascuno a suo modo – alla presenza quasi ingombrante dello “zio” Jim, talvolta mostrando segni di fastidio verso le stesse storie che li avevano nutriti durante l’infanzia con sogni ad occhi aperti e illusioni al limite del fiabesco, da cui cominciavano a prendere le distanze una volta entrati nel mondo degli adulti, sempre disdegnato da Barrie.

James Barrie e quattro dei fratelli Davies (George in alto a sinistra; a destra Peter; Nico e Michael in basso) durante una visita della Duchessa di Sutherland, 1911.

Numero uno

Fra quei giovani che avevano ispirato la genesi dell’eroe barreniano, il destino più emblematico – presagio della caduta (o meglio la conferma) dell’ideale d’eterna giovinezza – fu quello del maggiore dei fratelli, George Davies, il primo a smarrirsi nell’ombra che Peter aveva lasciato dietro di sé e colui che prestò il suo nome al capofamiglia George Darling.

Nel 1904 – l’anno del debutto di Peter Pan o il bambino che non voleva crescere – i Davies avevano lasciato Londra per prendere stanze nella magione elisabettiana di Egerton House, a pochi passi dalla scuola di Berkhamsted. Da studente modello nell’elitario collegio locale, George fa sentire ben presto la sua cifra nei principali club scolastici, diventando un punto di riferimento per i compagni. Ma la sua casta d’appartenenza gli imponeva il prestigio di un’istruzione ancora più esclusiva, quindi passerà dall’istituto di provincia nelle aule della maestosa public school di Eton.

George vestito per una cerimonia di fine anno a Eton, 1912.

Negli anni di formazione, si dimostra un allievo brillante, sia nelle materie classiche che negli sport (in particolare, eccelle nel cricket). Dopo essersi diplomato nel convitto, inizia una carriera universitaria di tutto rispetto al Trinity College di Cambridge, dove si distingue per l’impareggiabile talento attoriale nell’Amateur Dramatic Club, seguendo le orme dello zio Gerald Llwelyn Davies (il quale ricoprì il doppio ruolo di George Darling e Capitan Uncino sul palcoscenico). 

Dal canto suo, Barrie – che stravedeva per Michael e Peter – portava George in società come un trofeo. Intorno ai diciotto anni, il ragazzo era diventato bellissimo: i tratti raffinati e lo sguardo trasognato accompagnavano maniere garbate e un portamento impeccabile, che sprizzava un’energia inesauribile nel movimento.

Per la sua attitudine nello sport, sarà con lo zio adottivo tra gli Allahakbarries (un neologismo coniato dallo stesso Barrie, a partire dal suo cognome), la vincente squadra amatoriale di cricket, che contava fra i suoi membri i nomi di punta del periodo vittoriano-edoardiano: il maestro del crimine Arthur Conan Doyle, Jerome K. Jerome (autore di Tre uomini in barca), A. A. Milne (padre di Winnie Puh), il poliziesco A. E. Mason (Le quattro piume; Delitto a Villa Rose), il celeberrimo Rudyard Kipling (Il libro della giungla) e Lionel Tennyson (figlio del Poet Laureate Alfred).

Gli Allahakberries (George è il primo a sinistra nella fila in alto) in occasione del Downe House Cricket Match, 1913.
Gli Allahakberries (George è il primo a sinistra nella fila in alto) in occasione del Downe House Cricket Match, 1913.

Echi di guerra

Allo scoppio del conflitto in Gran Bretagna, nell’agosto 1914, George è smanioso di combattere al fronte, alla stregua di migliaia di giovani conterranei. Più tardi, spinto dall’esempio del valoroso zio Guy Llewelyn Davies (l’eroico colonnello dei Royal Fusiliers), si arruola, ancora giovanissimo, nelle file dei King’s Royal Rifle Corps. A seguirlo nell’impresa giungono i fratelli Peter (inquadrato nello stesso corpo in settembre) e Jack (già membro della Marina britannica, poi ufficiale nella Royal Navy). Con ansia, George desidera prendere parte, anche lui, al “grande gioco” della guerra, come gli ha inculcato il lungo apprendistato nella public school. D’altronde, era stato allevato in quei templi di rigida disciplina dove agli studenti era richiesto rispondere prontamente alla chiamata dell’Impero.

Presto il sottotenente George è trasferito nei reparti disposti lungo la linea delle Fiandre. Intanto, mentre si fa coraggio per scendere in azione, presta fede al motto del suo eroe modello. Come sussurra Peter Pan dopo essere rimasto solo, senza la sua Wendy, nella laguna: “La morte sarà un’avventura straordinaria” (una formula attribuita proprio al giovane George).
Il 15 marzo successivo, durante un appello del suo commando vicino la base tedesca di Saint-Éloi, la giovane recluta fresca d’addestramento è il bersaglio facile di un cecchino, imboscato dietro la riva di un fiume: colpito dritto alla testa, George scompare in un lampo, a soli ventun anni. Quando la notizia giunge in patria – caduto in azione riporta il generico telegramma per chi non ce l’ha fatta – il dolore dei suoi cari è abissale. Da quel momento, il suo ricordo si unirà ai fantasmi di “Never Land”.

George durante una gita in campagna poco prima della dichiarazione di guerra, luglio 1914.

Il giorno prima di morire, George aveva spedito una lettera al suo padrino per recargli le dovute condoglianze (lo zio Guy era caduto in battaglia la settimana precedente). Sicuro del suo valore, non risparmia una descrizione realistica della vita di trincea. Pregandolo di farsi coraggio a quella distanza, il giovane invita l’ansioso Barrie a credere nelle sue capacità, sentendo che era arrivato finalmente il suo momento. Questa volta, almeno, avrebbe dato prova di saper badare a sé stesso:

Caro zio Jim,

ho appena ricevuto la tua lettera a proposito dello zio Guy. Dici che non ti ha fatto pensare ancora di più al pericolo in cui mi trovo. Ma so che non è così. Cerca davvero di non lasciarti abbattere da questi pensieri. Mi sto prendendo ogni cura possibile di me stesso, per quanto sia ragionevole farlo. E se proprio dovessi fermare una pallottola, perché mai dovrebbe colpirmi in un organo vitale? Eppure sappiamo che le argomentazioni non servono granché. Tieni alto il morale, zio Jim, e ricorda quanto un’esperienza come questa possa essere d’aiuto a un ragazzo come me che in passato è stato molto indolente. Dio, quanto sarò orgoglioso quando tornerò a casa e parlerò con te di tutto questo. Le vecchie cene al Savoy saranno davvero grandiose. È terribile quello che è successo allo zio Guy. Mi chiedo come sia stato ucciso. Dato che era un colonnello, immagino che il suo battaglione stesse conducendo un attacco. Povera zia Gwen. Questa guerra è uno spettacolo terribile. Adesso il terreno si sta asciugando e il cielo è più chiaro. Presto la primavera arriverà per tutti noi, e gli uccelli faranno il loro nido sulla linea del fuoco. I gatti sono le uniche altre creature viventi rimaste in questi luoghi. Mi chiedo cosa ci riserverà la primavera da questa parte della linea. Qualcosa di abbastanza diverso dalla routine di quarantotto ore nelle trincee, spero. I combattimenti sono già iniziati in varie parti del fronte. In questo momento mi sembra preferibile essere George Davies piuttosto che Sir John French, che ha davanti a sé decisioni molto difficili da prendere. Beh, speriamo in un bel cambiamento nel giro del prossimo mese. Nel frattempo, caro zio Jim, devi tenere fede al duro compito e farti coraggio. Ti scriverò ogni volta che non sarò in azione. Tra pochi giorni torneremo di nuovo in trincea.

Con affetto,
George

Il corpo di George Llwelyn Davies riposa in un cimitero militare nei pressi di Ypres (noto ai visitatori come “il cimitero di Peter Pan”), mentre la sua lapide copre la tomba di famiglia a St John-at-Hampstead in Inghilterra. Come dettava la profezia del poeta Rupert Brooke (Il soldato, 1915), era il destino degli eroi bambini morire in «un angolo di un campo straniero», sognando – in eterno – la dolcezza di un cielo inglese.

Pierluigi Piscopo
Foto: George in tenuta da cricket nella squadra dell’Eton, 1912


  1.  F. Frigerio, Modernismo e modernità. Per un ritratto della letteratura inglese (1900-1940), Einaudi, 2014. ↩︎

Riferimenti bio-bibliografici

Per approfondire la storia di James Barrie e dei ragazzi Llewelyn Davies, che ispirarono i personaggi di Peter Pan, si consiglia la seguente bibliografia, a cui si attinge per la stesura dell’articolo:

  • O. Camozzi, The Dark Side of Peter Pan: J. M. Barrie, the Man Who Couldn’t Grow Up, White Owl, 2024.
  • A. Birkin, J.M. Barrie & the Lost Boys: The Real Story Behind Peter Pan, Yale University Press, 2003.
  • P. Dudgeon, Captivated: J. M. Barrie, The Du Mauriers and the Dark Side of Neverland, Chatto & Windus, 2008.
  • Id., The Real Peter Pan: J. M. Barrie and the Boy Who Inspired Him, ‎Pilot Productions, 2021.
  • K. Telfer, Peter Pan’s First XI: The Extraordinary Story of J. M. Barrie’s Cricket Team, Hodder & Stoughton, 2010.

Tra le innumerevoli trasposizioni televisive e cinematografiche, invece, si preferisce segnalare la miniserie BBC The Lost Boys (1978), diretta da Rodney Bennett con sceneggiatura di Andrew Birkin, che tenne conto, nella ricostruzione biografica, dei consigli di Nicholas Llewelyn Davies, l’ultimo dei fratelli scomparso nel 1980.


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