Nessuno lo fa meglio
Sempre connessi
La parola “persona”, dal latino “persona”, significa maschera, in particolare quella indossata a teatro. La nostra persona ha origini performative.
Stai recitando per qualcuno. Proprio ora, anche qui. Stai recitando per quella versione di te stesso che ti osserva mentre prendi decisioni. Stai recitando anche quando il pubblico ha lasciato la sala.
Quante volte hai visto qualcuno dire di aver abbandonato i social media… in un video… sui social media? Anche la scelta di “rinunciare” è una sorta di dichiarazione pubblica.
Essere “sempre connessi” è una malattia dei nostri tempi.
L’essere dimenticabili è un’abilità
Essere dimenticabili è un’abilità che nessuno ti insegna. Anzi, passiamo la vita cercando di evitarlo, cercando invece di distinguerci, a volte a scapito di altre cose importanti. Essere dimenticati non è la stessa cosa che essere ignorati. Tutti abbiamo nella nostra vita persone di cui siamo consapevoli ma a cui diamo poca importanza (in tutti i sensi). Ma, per definizione, non ci si ricorda delle persone che sono state dimenticate.
L’ultima volta che sei stato ad un evento sociale, ammesso che ci fossero abbastanza persone, ci sarà stato qualcuno che non hai notato. Mentre osservavi di nascosto qualcuno che ti interessava, convinto che nessuno potesse vederti, forse quella persona invisibile stava osservando te. Notando aspetti di te che lasciavi trasparire con imbarazzante ovvietà.
L’anonimato è la grande libertà sottovalutata. Puoi andare e venire senza essere visto, ma vedi tutto. Non sei distratto dalle dinamiche preesistenti, dalla storia, dagli eventi imminenti. Questa visione spettrale ti permette di estrarre gemme dalla monotonia. Ti trovi in una posizione di onniscienza in terza persona. Libero da qualsiasi obbligo da protagonista. Hai il dono di vedere davvero ciò che sta accadendo.
Alcuni animali si fanno notare con piume dai colori vivaci. Altri usano il loro colore per mimetizzarsi e passare inosservati. Anche la mimetizzazione è un’abilità.
Fai attenzione alle stanze in cui ti trovi
Non sei la stessa persona in ogni stanza. È una realtà ovvia e universalmente accettata. Ma mi sembra che raramente se ne faccia uso in modo consapevole.
Ci sono stanze in cui tutti conoscono il tuo nome. Dove sei rispettato, ammirato, desiderato, persino temuto. In quel luogo hai uno status. Ce l’hai fatta. E chi non vorrebbe farcela? Essere qualcuno. Ma uno status elevato spesso ti impoverisce, perché non siamo mai stati destinati a farcela davvero in questo modo. È uno stato troppo statico. Il nostro destino è arrivare alla fine della giornata. Sopravvivere. Poi svegliarci e ricominciare. Quella sensazione di successo aveva in sé la transitorietà. La natura passeggera di una cosa è, come spesso accade, frutto di un disegno evolutivo. Il vecchio lascia il posto al nuovo.
È nel tuo interesse trovare molti ambienti in cui stare, specialmente quelli in cui sei uno sconosciuto.
Quindi sii consapevole nella tua autodegradazione. Mettiti in situazioni in cui le persone potrebbero non rispettarti di default (non essere rispettato non è la stessa cosa che essere attivamente mancato di rispetto). Cerca una seconda e una terza opinione, che siano però espresse attraverso azioni concrete nei tuoi confronti. Inizierai a capire come vieni percepito. E questo cambierà il tuo rapporto con il fatto di essere riconosciuto. In questo modo imparerai molto su te stesso (e sugli altri).
Nella vita, ti troverai spesso a scegliere tra fare qualcosa o essere qualcuno. Scegli di fare.
Nathan Glass
Traduzione di Grazia Cassetta
Testo originale: The Subtle Art of Being a Nobody
Foto: “Elderly woman sits alone for Christmas” di simpleinsomnia


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