Siamo piccole pietre
con piccoli polsi
che mostriamo tutto il giorno
a palmi tesi,
a supplicare latte
e pane.
Con l’intrico arboreo
di vene turchine,
esposto al dileggio
e alla diffidenza,
ai semafori
e nelle stazioni.
Alterniamo la mano tesa
una alla volta,
perché una culla
e l’altra si umilia.
Nel freddo delle metro,
con le gonne sottili.
Ma ora siamo pietre
e non sentiamo più niente,
perché è più forte la disperazione.
Fummo case e paesi
dicono.
Certo prima che le mie sorelle nascessero,
prima delle bimbe che cullano bimbi.
Prima del recinto dei campi.
Quando ancora doveva esserci
un futuro alternativo
che ci fosse insegnato,
che ci fosse aperto.
Ma ora
quasi tutte siamo pietre,
solo pietre sparpagliate.
Roberta Russo Vizzino
Foto: “Burden” di Toru_Okada


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