(dedicato alla mia signora Corsyra)
D’un tratto, al pallido sussurro della morte,
Dovrò discendere
Nel buio crudele, e lì giacere,
Ricordando le tue labbra, e sapere
Che intorno, dentro e sopra il mio corpo impotente
Si aggira il verme che di esso si nutrirà.
Ho in sprezzo l’ombra ignota della tomba;
– Restare disteso
Per ore interminabili, soffocato dalle tenebre,
In vergognosa, inutile agonia, mutato
Contro natura dalla gelida brama dei vermi
In melma e polvere!
Lontano nella notte solitaria, la pioggia e il freddo
Avrò per cullarmi nel sonno,
Finché, nei putridi recessi della terra,
Le bocche di oscene creature striscianti e senza occhi
Verranno ad accarezzare e profanare queste labbra
Che un giorno baciasti.
Soltanto il rude abbraccio della fiamma
Mi stringerà
Appena…, e infine quel volto perfetto
Svanirà, come l’ultima delle cose mortali,
E per sempre sazierò il mio ardente desiderio
In quel fuoco puro.
1906
Traduzione inedita di Pierluigi Piscopo
Fonte: Peter Miller (ed.), The Irregular Verses of Rupert Brooke, Green Branch Press, 1997.
Foto: “Wreaths and flowers at a gravesite” di simpleinsomnia


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